Accessibilità digitale 2026: la cartella che AgID ti chiede
Vai al contenuto principale
Il blog di WebG

Accessibilità digitale 2026: la cartella che AgID ti chiede

| Marco Galassi | Blog
Mano che sfoglia cartelle di documenti in ufficio, la cartella per la verifica AgID sull'accessibilità

Dal 2026 l'accessibilità digitale ha una procedura di verifica e un regolamento sanzionatorio: ecco i documenti che devi avere in cartella prima che AgID te li chieda.

Cos'è cambiato, spiegato senza codice civile

Partiamo dall'antefatto, perché il nome inganna. L'European Accessibility Act è una regola europea del 2019 che dice una cosa semplice: i servizi digitali che vendi ai consumatori devono poter essere usati anche da chi ha una disabilità. Una persona cieca deve riuscire a completare un acquisto sul tuo e-commerce con lo screen reader, chi non può usare il mouse deve arrivare al pagamento con la sola tastiera, chi vede poco deve poter leggere i prezzi. Non è una certificazione da comprare, è un requisito del servizio, come le informazioni sui prezzi o il diritto di recesso.

In Italia questa regola vale per le aziende private dal 28 giugno 2025, con il decreto legislativo 82 del 2022. Per un anno però è rimasta una regola senza arbitro: nessuno sapeva come sarebbe stata fatta una verifica, con quali criteri, con quali conseguenze. Molte aziende hanno tirato dritto per questo.

Nella primavera 2026 l'arbitro è arrivato, in due mosse. A marzo l'Agenzia per l'Italia Digitale, AgID, ha pubblicato le istruzioni su cosa controlla e come (è la Determinazione n. 38 del 4 marzo 2026, in Gazzetta Ufficiale il 24 marzo 2026). A maggio ha pubblicato la procedura con cui controlla e sanziona (Determinazione n. 84 del 15 maggio 2026, in Gazzetta il 23 maggio 2026). Da qui in poi la domanda utile non è "cosa dice la norma" ma "cosa ho in cartella se mi chiedono i documenti". Quello che leggi è il punto di vista di chi realizza siti, non consulenza legale: per le decisioni con un peso giuridico confrontati con un avvocato.

Chi è coinvolto davvero

La regola riguarda chi vende o eroga servizi ai consumatori attraverso il digitale: e-commerce in primo luogo, poi banche e pagamenti, telefonia, trasporti e biglietterie, e-book, piattaforme video. Se hai un catalogo con carrello, sei dentro, e non da oggi: gli obblighi di accessibilità per gli e-commerce erano annunciati con due anni di anticipo. Se hai un'area riservata dove il cliente prenota, paga o gestisce un contratto, sei dentro.

Le istruzioni di marzo chiudono anche una scappatoia comoda. Se lo stesso sito serve aziende e privati, va reso accessibile per intero, non solo nella parte rivolta ai consumatori. L'e-commerce con listino riservato ai rivenditori e checkout aperto a tutti non può sistemare solo il secondo.

Le microimprese che erogano servizi, sotto le dieci persone e i due milioni di fatturato, sono esentate. Con due avvertenze pratiche. La prima: se lavori come fornitore per aziende più grandi, la conformità te la chiedono loro, nel contratto. La seconda: un sito con barriere evidenti resta segnalabile da chiunque, e una segnalazione va gestita comunque.

Cosa controlla AgID, in pratica

Tre cose concrete. La prima: si valuta il percorso intero, non la singola pagina. Registrazione, accesso, ricerca, scheda prodotto, carrello, pagamento. Un sito con la home perfetta e il checkout inaccessibile è un servizio non conforme, perché il cliente si ferma proprio dove tu incassi.

Il modo più semplice per capire come sei messo è percorrere il sito tu stesso senza mouse. Dalla home al pagamento con la sola tastiera, poi lo stesso giro con uno screen reader gratuito come NVDA su Windows o VoiceOver su Mac e iPhone, con i tasti che trovi spiegati più sotto. Dove ti blocchi tu, si blocca la verifica: campi senza etichetta, pulsanti che sono solo icone, errori che compaiono senza essere annunciati, finestre che catturano la navigazione e non la restituiscono.

La seconda: AgID usa delle schede di controllo, quattro modelli diversi per siti, documenti scaricabili e app. Sono lo strumento con cui verifica e insieme il modulo con cui tu documenti. Compilarle prima che te le chiedano è il modo più economico di prepararsi.

La terza riguarda la forma: attestazioni e verifiche vanno firmate digitalmente con marca temporale. Non basta un PDF salvato nel gestionale, serve una firma che dimostri chi ha dichiarato cosa e quando. Se in azienda nessuno firma digitalmente, questo è il primo processo da aprire, e costa poco.

La prova con uno screen reader gratuito

Uno screen reader è il programma che legge ad alta voce quello che c'è sullo schermo e permette di usare computer e telefono senza guardarli. È lo strumento con cui naviga una persona cieca, ed è il modo più onesto di provare il tuo sito: quello che la voce non dice, il tuo cliente non lo sa. Non serve comprare niente, sul Mac e sull'iPhone c'è già, su Windows si scarica gratis in pochi minuti.

Il giro da fare è sempre lo stesso: dalla home cerchi un prodotto, lo metti nel carrello e arrivi alla pagina di pagamento, senza concludere l'ordine. Tieni gli occhi sullo schermo ma la mano lontana dal mouse, e a ogni passaggio chiediti una cosa sola: se non vedessi, avrei capito dove sono e cosa devo fare?

Su Windows: NVDA

NVDA è gratuito e si scarica dal sito ufficiale nvaccess.org. Quando apri il file scaricato, NVDA comincia subito a parlare e ti chiede prima di accettare la licenza: premi Tab fino alla casella "Accetto" e selezionala con la barra spaziatrice. Poi, sempre con Tab, scegli una delle tre strade e confermi con Invio: "Installa NVDA su questo computer", "Crea copia portable" oppure "Continua l'esecuzione". Per una prova basta l'ultima, che lo usa questa volta sola senza installare nulla. Se invece lo installi e lasci creare il collegamento sul desktop, da lì in poi lo avvii con Ctrl+Alt+N.

NVDA usa come tasto speciale Insert, che sulle tastiere italiane trovi scritto Ins. Se il tuo portatile non ha Ins, nella finestra "Benvenuto in NVDA" che compare dopo l'installazione puoi spuntare "Utilizza Blocca maiuscole come tasto NVDA" e usare quello al suo posto. Per spegnerlo premi Ins+Q e poi Invio per confermare. Per fare il giro ti bastano questi tasti:

  • Tab per passare al link, pulsante o campo successivo, Maiusc+Tab per tornare indietro.
  • H per saltare al titolo successivo della pagina; B fa lo stesso con i pulsanti, G con le immagini.
  • Invio per aprire il link o premere il pulsante su cui ti trovi.
  • Ctrl per zittire la voce all'istante, Ins+Freccia giù per farle leggere tutto dal punto in cui sei.

Quando con Tab arrivi su un campo da compilare, NVDA passa da solo in modalità focus e puoi scrivere normalmente. Con Esc torni alla modalità navigazione e le lettere tornano a essere comandi: se premi H e invece di saltare al titolo ti compare una "h" nel campo, è solo questo.

Su Mac: VoiceOver

VoiceOver è già dentro il Mac. Si accende e si spegne con Comando+F5; la prima volta compare una finestra di benvenuto, e premendo Invio parte. I suoi comandi si fanno tenendo premuti insieme Control+Opzione, che Apple chiama "tasti VO", più un terzo tasto.

  • Control+Opzione+Freccia destra per passare all'elemento successivo della pagina, uno alla volta.
  • Tab per saltare da un campo o pulsante all'altro.
  • Control+Opzione+U apre il rotore, un elenco dei contenuti della pagina: con Freccia sinistra o destra scegli "Intestazioni", con Freccia su o giù scorri i titoli, con Invio ci vai.
  • Control+Opzione+Barra spaziatrice per premere il pulsante o aprire il link su cui ti trovi.

Il rotore è la prova più rapida della struttura: se l'elenco delle intestazioni è vuoto o pieno di voci senza senso, chi naviga a voce non ha un indice per orientarsi. Quando hai finito, Comando+F5 spegne tutto.

Su iPhone: VoiceOver

Su iPhone VoiceOver si attiva da Impostazioni, Accessibilità, VoiceOver. Prima di accenderlo prepara la via d'uscita, perché con VoiceOver attivo i gesti normali cambiano e chi non li conosce resta bloccato: vai in Impostazioni, Accessibilità, Abbreviazione accessibilità e seleziona VoiceOver. Da quel momento lo accendi e lo spegni premendo tre volte di seguito il tasto laterale, oppure il tasto Home sugli iPhone che ce l'hanno.

Con VoiceOver attivo un tocco seleziona e fa leggere un elemento, due tocchi rapidi lo attivano. Scorri un dito verso destra per passare all'elemento successivo, verso sinistra per tornare al precedente. Tocca con due dita per mettere in pausa la voce. Per saltare tra i titoli ruota due dita sullo schermo come se girassi una manopola finché senti "Intestazioni", poi scorri un dito verso il basso o verso l'alto. Fai il giro sul sito aperto in Safari: è il telefono dei tuoi clienti, ed è lì che il carrello si gioca la vendita.

Cosa ascoltare durante il giro

Non stai cercando difetti di grafica, stai ascoltando cosa arriva a chi non vede. I problemi che contano davvero sono pochi e si riconoscono al primo ascolto:

  • Pulsanti senza nome: la voce dice solo "pulsante", senza spiegare se aggiunge al carrello, chiude una finestra o apre il menu. Succede quasi sempre con le icone, la lente della ricerca, il carrello, la X.
  • Campi senza etichetta: arrivi su un campo e la voce ti dice che è un campo, ma non sai se va scritto il nome, l'indirizzo o il codice postale.
  • Immagini senza descrizione: la voce legge il nome del file, tipo "IMG_4521.jpg", oppure salta del tutto la foto di un prodotto che contiene informazioni utili.
  • Errori non annunciati: premi "Procedi", il modulo non parte, sullo schermo compare una scritta rossa e la voce resta zitta. Chi non vede pensa che il sito sia bloccato e se ne va.

Ognuno di questi punti va scritto nel rapporto di verifica con la pagina e il passaggio in cui l'hai trovato, perché è esattamente il genere di evidenza che finisce nella cartella. E se ti blocchi a metà del percorso, non è un tuo limite con lo strumento: è il punto in cui si ferma anche il cliente.

Come funziona un controllo, dal reclamo in poi

Il percorso tipico parte dal basso, non da un'ispezione a sorpresa. Sul sito di AgID c'è una piattaforma per i reclami, aperta a chiunque: un cliente che non riesce a comprare, un'associazione, anche un concorrente. Ogni reclamo riguarda un solo fornitore, quindi arriva con nome e cognome.

Il reclamo passa da un filtro preliminare, un ufficio di AgID che verifica se la segnalazione ha fondamento. Se regge, parte il controllo vero, in due forme: la verifica documentale, cioè ti chiedono dichiarazione, schede e attestazioni, oppure l'ispezione, cioè provano il servizio direttamente. Le sanzioni scattano solo dopo un mancato adeguamento: prima ti viene contestata la non conformità e ti viene dato il tempo di sistemare.

È qui che la cartella fa la differenza. Chi ha già le evidenze risponde in giorni, dimostra buona fede e chiude sull'adeguamento. Chi deve partire da zero scopre le lacune sotto pressione, con i tempi dettati da altri e con lo sviluppatore da rincorrere.

La cartella della conformità: dalla dichiarazione di accessibilità alle schede

Questo è l'elenco da confrontare con quello che hai davvero in archivio. Ogni voce mancante è un lavoro da mettere in agenda, in ordine di priorità: prima ciò che dimostra il processo, poi ciò che lo rifinisce.

  • Dichiarazione di accessibilità del servizio, aggiornata, pubblicata e raggiungibile dal footer, con stato di conformità, contenuti non accessibili e alternative offerte.
  • Schede di controllo AgID compilate per ogni componente: sito, eventuali documenti scaricabili, app.
  • Rapporto di verifica tecnica sui percorsi completi, con data, metodo, strumenti usati, tecnologie assistive provate e criteri WCAG 2.1 AA esaminati uno per uno.
  • Attestazione firmata digitalmente con marca temporale di chi ha eseguito la verifica, interna o esterna.
  • Piano di adeguamento per i problemi noti, con responsabile e data prevista, aggiornato a ogni rilascio.
  • Canale di feedback attivo: un punto in cui l'utente segnala una barriera, con registro delle segnalazioni ricevute e delle risposte date.
  • Evidenze di processo: contratti con i fornitori che citano lo standard EN 301 549, verbali dei test prima di ogni rilascio, formazione fatta a chi carica contenuti.
  • Analisi dell'onere sproporzionato, solo se la invochi, con i numeri che la giustificano. Senza documento l'esenzione non esiste.
  • Verifica su tracciamento e overlay: cookie, fingerprinting e widget di accessibilità vanno controllati, perché un overlay non sostituisce la conformità e può profilare la disabilità dell'utente.

Una cartella fatta bene ha anche una forma. Un'unica posizione condivisa, non la posta di una persona sola. File con la data nel nome e una versione per ogni rilascio, così la verifica del 2026 non viene sovrascritta da quella del 2027. Un indice di una pagina che dice cosa c'è, chi lo ha firmato e quando scade. Chi apre la cartella per la prima volta, che sia un ispettore o un nuovo fornitore, deve orientarsi in cinque minuti.

Il punto debole è quasi sempre l'aggiornamento. La dichiarazione va rivista quando il servizio cambia in modo sostanziale, e un e-commerce cambia spesso: nuovo tema, nuovo modulo di pagamento, nuova app. Lega la revisione al rilascio, non al calendario: ogni volta che va online qualcosa di rilevante, la scheda di quella parte viene rifatta e firmata.

Nella nostra esperienza sui siti che seguiamo, le voci che mancano quasi sempre sono la terza e la quarta: la verifica c'è stata, ma resta una chat con lo sviluppatore e uno screenshot di Lighthouse. Senza data, metodo e firma non è un'evidenza.

Lo standard di oggi e quello di domani

Il metro con cui vieni misurato oggi sono le WCAG 2.1 livello AA, le linee guida internazionali per i contenuti web, richiamate dallo standard europeo EN 301 549 nella versione attualmente in vigore, la 3.2.1. È su quel metro che vanno compilate le schede.

Lo standard europeo è però in aggiornamento: la bozza pubblicata a novembre 2025 passa alle WCAG 2.2, e quando sarà adottata sostituirà la versione attuale. Sui progetti nuovi conviene progettare già in 2.2, perché le aggiunte riguardano scelte di design che costano poco adesso e molto dopo: focus visibile e mai coperto da barre fisse, dimensione minima dei pulsanti e delle aree cliccabili, accesso senza test cognitivi come i CAPTCHA da trascrivere.

Con un CMS ben configurato questi tre punti si risolvono in gran parte nel template, una volta per tutto il sito. È uno dei motivi per cui l'accessibilità sui siti web è più un lavoro di impostazione che di rincorsa pagina per pagina.

Se vuoi parlarne

Se vuoi capire a che punto è il tuo sito rispetto alla cartella, scrivimi: ne parliamo senza impegno e ti dico che dati servono per guardarlo bene.

Parliamone

Sei già cliente WebG? Scrivimi, ne parliamo.

Articolo di Marco Galassi

Questo articolo ti è stato utile

Perchè questo articolo non ti ha aiutato?

Per favore aiutaci a capire perchè questo articolo non è stato utile.

Rimani aggiornato

Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere una mail quando sforniamo un nuovo articolo.