Email in spam: come capire perché e come risolvere
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Email in spam: come capire perché e come risolvere

| Marco Galassi | Blog
Lista di email in spam

Se le email che mandi a clienti, fornitori o iscritti alla newsletter finiscono regolarmente nella cartella spam, non sei sfortunato e Google non ce l'ha con te: c'è quasi sempre una causa precisa, ed è una causa che si può individuare e risolvere.

La buona notizia è che la maggior parte dei problemi di recapito si risolve con un check tecnico fatto bene e qualche correzione mirata. La meno buona è che senza quel check la situazione di solito peggiora nel tempo, perché ogni email finita in spam abbassa la reputazione del tuo dominio e rende più probabile che la prossima faccia la stessa fine.

In questo articolo vediamo, da un punto di vista pratico, cosa accade dietro le quinte quando una email finisce in spam, quali sono le cause più frequenti, quali strumenti usare per capire dove sei messo oggi, e cosa fare concretamente per migliorare il recapito.

Quando le tue email finiscono in spam: cosa sta succedendo davvero

Quando invii una email, il messaggio non arriva direttamente nella inbox del destinatario. Passa prima attraverso una serie di filtri automatici che il provider di posta del destinatario, Google, Microsoft, Yahoo o altri, applica per decidere se quella email è legittima oppure no. Quei filtri valutano decine di segnali contemporaneamente: chi è il mittente, da quale server tecnico proviene il messaggio, se il dominio è autenticato, se chi riceve di solito apre le tue email, se altri destinatari nello stesso periodo le hanno marcate come spam, se il contenuto contiene parole o pattern sospetti.

Il risultato di questa valutazione è un punteggio interno, invisibile per chi invia. Sopra una certa soglia la email arriva in inbox. Sotto, finisce in spam o, peggio, viene rifiutata silenziosamente. La maggior parte di chi invia email aziendali non ha idea che esista un punteggio di reputazione associato al proprio dominio, e quindi non capisce mai perché certe email arrivano e altre no.

Il punto importante da fissare è questo: finire in spam non è un evento casuale. È il risultato di una valutazione tecnica che si può misurare, su cui si può intervenire, e che si può migliorare nel tempo con scelte concrete.

I quattro motivi più frequenti (e nessuno è "Google ce l'ha con me")

Negli interventi che facciamo sui clienti, quasi tutti i problemi di recapito ricadono in quattro categorie. Vediamole una per una.

Configurazione DNS incompleta o assente. SPF, DKIM e DMARC sono i tre record DNS che dichiarano ai provider di posta chi è autorizzato a inviare email per il tuo dominio e come verificare l'autenticità di ciò che ricevono. Se mancano, sono incompleti o sono configurati male, le tue email partono già in svantaggio. È il motivo numero uno, in larghissima parte, di problemi di recapito su domini aziendali. Approfondiremo nel prossimo articolo del blog come configurarli bene, qui basta sapere che è la prima cosa da controllare.

Dominio o IP in qualche blacklist. Se il tuo dominio o l'indirizzo IP da cui invii le email è finito in una delle blacklist pubbliche, alcuni provider di posta lo trattano come potenziale spammer in automatico. Le blacklist sono liste mantenute da organizzazioni come Spamhaus o Barracuda che catalogano sorgenti di spam segnalate. Si finisce dentro per vari motivi: invii massivi senza autenticazione, account violato, server condiviso con qualcuno che ha fatto cose sbagliate. Si esce, ma serve tempo e procedure precise.

Liste contatti vecchie o di bassa qualità. Se invii a indirizzi email che non esistono più, a caselle abbandonate, o a persone che non si ricordano nemmeno di averti dato il consenso, il tasso di rimbalzi e di segnalazioni come spam sale, e i provider lo notano. Una lista comprata o non curata distrugge la reputazione di un dominio in poche settimane, anche se la configurazione tecnica è perfetta.

Contenuti delle email che inciampano sui filtri. Oggetti tutti maiuscoli, troppi punti esclamativi, abuso di parole come "gratis", "promozione", "urgente", link sospetti, allegati pesanti, immagini senza testo alternativo: sono tutti segnali che i filtri pesano. Da soli raramente bastano a far finire una email in spam, ma se la base di reputazione è già bassa, fanno la differenza.

Capire in quale di queste categorie ricade il tuo problema è il primo passo concreto verso la soluzione. Per farlo servono strumenti specifici, e la buona notizia è che i migliori sono gratuiti.

Test pratici: gli strumenti per capire dove sei messo

Esistono tre strumenti che andrebbero usati periodicamente da chiunque mandi email aziendali, e che insieme danno un quadro abbastanza completo della salute del proprio dominio email.

Il primo è mail-tester.com. Funziona così: ti mostra un indirizzo email temporaneo, tu ci mandi una email come la mandi normalmente ai tuoi clienti, e in pochi secondi il sito ti dà un punteggio da 0 a 10 con il dettaglio di tutti i fattori valutati. SPF, DKIM, DMARC, blacklist, qualità del contenuto, struttura HTML, peso degli allegati. È il modo più rapido per capire, nel concreto, come una tua email viene giudicata da un sistema che simula il filtro antispam dei provider. Un dominio sano dovrebbe stare sopra 9 su 10. Sotto 7 c'è quasi sempre da intervenire.

Il secondo è MXToolbox. Permette di interrogare i record DNS del tuo dominio e capire al volo se SPF, DKIM e DMARC sono presenti e ben formati. Ha anche una funzione di blacklist check che interroga decine di blacklist contemporaneamente e ti dice se il tuo dominio o IP è finito in una di queste. È il check rapido che fai prima di iniziare una campagna importante o quando un cliente ti dice che le sue email non arrivano.

Il terzo è il Postmaster Tools di Google, accessibile a chi ha un dominio aziendale con un volume minimo di email inviate verso utenti Gmail. Mostra dati che nessun altro tool può darti: la reputazione del tuo dominio agli occhi di Google, la percentuale di email autenticate correttamente, gli errori di consegna, le segnalazioni spam ricevute. Per i provider di posta principali esistono strumenti analoghi, come SNDS di Microsoft per Outlook e Hotmail. Sono dashboard tecniche, ma una volta configurate forniscono una telemetria che non si trova altrove.

Suggerimento operativo concreto: la prima volta che un cliente ci segnala problemi di recapito, partiamo sempre da mail-tester e MXToolbox, in quest'ordine. Nel novanta per cento dei casi i due strumenti messi insieme bastano a individuare l'area in cui intervenire.

Verificare se sei in blacklist: come si fa e cosa fare se ci sei finito

Il check delle blacklist merita un paragrafo a sé perché è uno dei controlli che le persone non fanno mai e che invece spiega da solo molti casi di email "che non arrivano". Andare su MXToolbox, inserire il proprio dominio e l'IP del proprio server di posta, e in cinque secondi sai se sei in qualche lista nota.

Se sei pulito, bene. Se sei in una lista, la procedura per uscire varia a seconda della lista, ma in generale segue tre passaggi: capire perché ci sei finito, sistemare la causa, fare richiesta di delisting al sito che mantiene la blacklist. Spamhaus, una delle più importanti, ha procedure pubbliche e tempi tecnici di rimozione che vanno da poche ore a qualche giorno, a patto che il problema alla radice sia stato risolto. Se non lo risolvi e chiedi solo di essere rimosso, ci finisci di nuovo dentro nel giro di poco.

La causa più frequente per cui un dominio aziendale finisce in blacklist è una di queste: una casella aziendale violata che ha mandato spam per qualche giorno prima che ce ne accorgessimo, oppure un server condiviso con altri clienti che hanno fatto invii sgangherati. Il primo caso si previene con autenticazione a due fattori e password serie, il secondo migrando su un server di posta dedicato o su un servizio professionale di invio.

Bounce rate alto: leggere i numeri della tua piattaforma email

Se usi una piattaforma email come Brevo, MailerLite, MailUp o Mailchimp per inviare newsletter o DEM, hai a disposizione una serie di metriche che vanno guardate ogni volta dopo un invio. Le due più importanti sono il bounce rate e il tasso di segnalazioni spam.

I bounce sono le email che non sono state recapitate. Si dividono in hard bounce, indirizzi che semplicemente non esistono o che non accettano più email, e soft bounce, situazioni temporanee come una casella piena. Un tasso di hard bounce sopra il due per cento è un campanello d'allarme. Sopra il cinque per cento è un problema serio: o stai inviando a una lista di indirizzi vecchi o presi male, oppure c'è qualcosa che non va a livello di configurazione.

Il tasso di segnalazioni spam è ancora più delicato. Anche poche persone che cliccano "segnala come spam" sulle tue email mandano un segnale negativo molto forte ai provider, e il danno alla reputazione del dominio è permanente. La soglia che le piattaforme di email marketing considerano critica è lo zero virgola uno per cento di segnalazioni: un solo "segnala spam" ogni mille invii. Se sei sopra, la piattaforma stessa potrebbe limitarti gli invii. Pulire la lista contatti regolarmente, rimuovere i destinatari inattivi e dare sempre un meccanismo di disiscrizione semplice è la prima difesa contro questo problema.

IP e dominio: perché contano più del contenuto

Una cosa che spesso sorprende chi affronta il tema per la prima volta è che il contenuto della email pesa molto meno della reputazione di chi la invia. Una email scritta in modo impeccabile da un dominio con reputazione bassa finisce in spam. Una email scritta male da un dominio con reputazione alta arriva quasi sempre in inbox.

La reputazione si costruisce nel tempo, attraverso invii regolari, autenticazione DNS in regola, basso tasso di bounce e di segnalazioni, alto tasso di apertura. Un dominio nuovo che inizia a inviare grandi volumi di email è automaticamente sospetto: i provider di posta osservano per qualche settimana il comportamento prima di "fidarsi". Per questo, quando si avvia una nuova attività di email marketing su un dominio nuovo, il principio è sempre quello del warm up: si parte da volumi piccoli, magari verso i contatti più affezionati, e si aumenta gradualmente. Saltare questa fase significa partire con una reputazione bassa e doverla ricostruire da capo.

Per chi non vuole o non può fare warm up sul proprio dominio principale, esistono servizi come Brevo, MailUp o servizi SMTP professionali che gestiscono pool di IP con reputazione consolidata. È uno dei vantaggi reali di usare una piattaforma dedicata invece di provare a fare email marketing dal proprio server, come avevamo già spiegato nell'articolo sulle newsletter con Gmail nel 2026.

Cosa fare ora se le tue email non arrivano

Se sei arrivato fin qui e ti stai chiedendo da dove cominciare concretamente, ecco i passaggi nell'ordine in cui ha senso farli.

Per prima cosa, fai un test su mail-tester.com con una email come quelle che mandi normalmente. Annota il punteggio e i problemi segnalati. Subito dopo, vai su MXToolbox, inserisci il tuo dominio, e fai due check: il SuperTool per vedere lo stato dei record SPF, DKIM e DMARC, e il Blacklist Check per vedere se sei in qualche lista. Solo questi due passaggi, fatti bene, ti dicono il novanta per cento di quello che c'è da sapere sulla tua situazione.

Una volta che hai il quadro, ci sono tre strade tipiche. Se i record DNS sono incompleti o assenti, il primo intervento è configurarli correttamente: parleremo di SPF, DKIM e DMARC nel dettaglio nel prossimo articolo del blog. Se sei in blacklist, vanno sistemate le cause e poi fatte le richieste di delisting. Se la lista contatti è il problema, va pulita: rimuovere gli inattivi, rimuovere gli indirizzi che hanno fatto bounce, segmentare i contatti per livello di engagement. Tre interventi diversi, tre tempi diversi, ma nessuno dei tre è impossibile.

Quello che non funziona, e che vediamo fare spesso, è cambiare piattaforma di invio sperando che si risolva da sé. Se la causa è nella reputazione del dominio o nei record DNS, cambiare piattaforma non sposta niente: il problema viaggia con il tuo dominio, non con il software. Lavorare sulla causa giusta è l'unico modo per avere risultati duraturi.

Capire perché le tue email non arrivano

Articolo di Marco Galassi

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