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Il blog di WebG

Tracking pixel email: regole del Garante e piattaforme

| Marco Galassi | Blog
Mani che tengono uno smartphone sopra un laptop, tracking pixel nelle email e consenso

Se mandi una newsletter con Brevo, MailUp, Mailchimp o MailerLite, le nuove linee guida del Garante sui tracking pixel ti riguardano già: il termine per adeguarsi è scaduto il 29 ottobre 2026, e quanto lavoro ti resta dipende molto dalla piattaforma che usi.

Cosa sono i tracking pixel e cosa raccontano di chi legge

Un tracking pixel è un'immagine minuscola, spesso trasparente, che la piattaforma inserisce in ogni email. L'immagine non viaggia dentro il messaggio ma resta su un server remoto: quando apri la mail, il tuo programma di posta la scarica, e in quel momento il mittente sa che l'hai aperta, quando, quante volte, da che dispositivo e con quale indirizzo IP. È lo strumento con cui le piattaforme di email marketing calcolano il tasso di apertura che trovi nei report di ogni campagna.

Funziona solo se il programma di posta carica le immagini, ed è anche per questo che le aperture sono sempre un dato approssimato. Il punto, per il Garante, non è il pixel in sé ma l'uso che se ne fa. Un conto è sapere che la newsletter di marzo è stata aperta più di quella di febbraio, un altro è sapere che proprio quel contatto ha aperto tre volte la mail sulle offerte e mai quella sugli eventi. Nel secondo caso si misura il comportamento di una persona, e lì le regole cambiano.

Cosa chiede il Garante: dal 29 ottobre è scaduto il termine per adeguarsi

Le regole sono quelle delle linee guida del Garante per la protezione dei dati personali sull'uso dei tracking pixel nella posta elettronica (provvedimento n. 284 del 17 aprile 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 98 del 29 aprile 2026). Valgono per ogni mittente, dall'azienda strutturata alla piccola associazione, e i sei mesi concessi per adeguarsi sono finiti il 29 ottobre. La regola generale è semplice: se misuri le aperture del singolo destinatario serve il suo consenso, preventivo, informato, libero, specifico e inequivocabile. Vale quando usi quel dato per valutare la campagna, per decidere ogni quanto scrivere a qualcuno o per costruirgli un profilo commerciale.

Il consenso non deve essere per forza una casella in più. Per le newsletter le linee guida di aprile ammettono che stia dentro il consenso generale all'iscrizione, purché la richiesta sia formulata in modo neutro, senza spingere verso il sì. E chi rifiuta il tracciamento non deve ricevere un servizio peggiore di chi accetta.

Senza consenso restano possibili tre usi. Le statistiche solo aggregate, anche per migliorare la deliverability, cioè l'arrivo delle email nella casella giusta, e contrastare lo spam, con un pixel uguale per tutti i destinatari della campagna e dati tecnici anonimizzati, così che nessuno sia misurabile singolarmente. I pixel usati per la sicurezza, per esempio per l'autenticazione. E le comunicazioni di servizio in cui serve sapere che il messaggio è stato letto, come una modifica del contratto, un incidente di sicurezza, una frode o una scadenza. In tutti i casi l'informativa va data sempre, e prima.

La parte che cambia di più per chi riceve è la revoca, che deve essere facile e granulare: chi è iscritto può continuare a ricevere le email chiedendo che non contengano pixel, senza doversi disiscrivere. Il Garante porta come esempio un link o un'icona riconoscibile in ogni email che porti alla gestione delle scelte, e chiede al mittente di registrarle. Sul piano tecnico, l'indirizzo email non deve comparire nell'indirizzo del pixel: al suo posto va un identificativo non intelligibile e non sequenziale. Il testo completo è nella scheda del Garante sui tracking pixel, con il link al provvedimento.

Brevo, MailUp, Mailchimp e MailerLite: cosa permettono oggi

Le regole sono uguali per tutti, gli strumenti no. Abbiamo guardato la documentazione pubblica di quattro piattaforme molto diffuse, al 30 ottobre 2026, e la differenza vera è se la piattaforma sa gestire il consenso contatto per contatto. Dove sì, il grosso lo fa lei. Dove no, la parte che manca va organizzata a mano. Le piattaforme cambiano spesso queste funzioni: conviene ricontrollare prima di decidere.

BrevoMailUpMailchimpMailerLite
Consenso al tracciamento per singolo contattoSìSì, dal Centro PreferenzeNon trovatoNon trovato
Link nelle email per revocare solo il tracciamentoSì, nel piedeSì, link al Centro PreferenzeNon trovatoNon trovato
Dopo la revoca si continua a ricevereSìSìNon applicabileNon applicabile
La revoca copre anche i clicSì, secondo BrevoLa documentazione parla delle apertureNon applicabileNon applicabile
Statistiche senza legarle al contattoSì, tracciamento anonimoChi revoca resta solo nel totaleNoNo
Cosa si può spegnereIl tracciamento per contatto o per tuttiIl tracciamento di un'intera listaAperture e clic, separatamente, email per emailLe aperture, per campagna o automazione

Brevo è oggi la più completa. Nelle impostazioni dei contatti c'è il consenso al pixel tracking per contatto, che vale per campagne, automazioni ed email transazionali. Il consenso viene salvato nel contatto con data e origine, e nel piede di ogni email si può mettere il link di revoca: chi lo usa conferma con un pulsante e continua a ricevere, e da quel momento, secondo Brevo, aperture e clic non vengono più associati al suo profilo. Una seconda opzione decide cosa fare con chi non ha ancora una scelta registrata, tracciarlo oppure contarlo solo nel totale. In alternativa c'è il tracciamento anonimo, con aperture e clic contati senza associarli ai contatti.

MailUp lavora per lista. Secondo la sua documentazione, il Centro Preferenze, raggiungibile da un link nel piede, ha una casella per il tracciamento statistico dei pixel: chi la toglie continua a ricevere e il suo dato resta solo nel totale. Dalle impostazioni della lista si può anche spegnere il tracciamento del tutto, e a quel punto non c'è più nessun dato di apertura, nemmeno complessivo. Sui clic la documentazione che abbiamo letto non dice nulla.

Su Mailchimp e MailerLite non risulta il consenso per contatto. Su Mailchimp aperture e clic si spengono per singola email, con due caselle separate, senza una modalità anonima. Su MailerLite il tracciamento delle aperture si spegne per campagna o per automazione, con un valore predefinito nelle impostazioni dell'account, ma spegnere le aperture non ferma i clic, che non si possono disattivare. In tutti e due i casi chi revoca va gestito a parte, con un segmento dedicato.

Le liste che hai già: come gestire il pregresso

Chi ha già una lista non deve buttarla. Per i trattamenti già in corso le linee guida dicono che l'informativa può essere data con il primo messaggio utile, e chi le ha commentate ne ricava che non serve raccogliere da capo il consenso di tutti. In pratica conviene quindi dire agli iscritti che hai già cosa misuri e dare loro un modo semplice per dire no al solo tracciamento, restando iscritti. I passi sono questi:

  1. Aggiorna l'informativa privacy del sito con poche righe chiare: cosa misuri, aperture e se serve clic, a cosa ti serve e come si disattiva.
  2. Scegli la strada per chi è già in lista. O consideri il consenso dato salvo revoca, informando tutti e lasciando a ciascuno il link per dire no, oppure tieni solo statistiche complessive finché una persona non ha fatto una scelta. Il consenso salvo revoca è una scelta del mittente, non un'indicazione del Garante, e se la lista è grande o i dati sono delicati conviene sentire un consulente.
  3. Metti in ogni email il link di revoca, separato da quello per cancellarsi, e controlla che porti davvero alla pagina giusta.
  4. Registra le scelte, con la data, e verifica che negli invii successivi vengano rispettate.
  5. Manda il primo messaggio utile: una mail breve che spieghi cosa misuri, perché, e come dire di no continuando a ricevere.

Se la tua piattaforma non ha il consenso per contatto, come, a quanto risulta, Mailchimp e MailerLite, la soluzione pratica è un segmento a parte con chi ha chiesto di non essere tracciato. A quel segmento mandi la stessa newsletter con il tracciamento delle aperture spento. Su MailerLite i clic restano però tracciati, perché non si possono spegnere: per quel segmento rimane il dato dei clic, e va valutato se basta. È più lavoro a ogni invio, ed è il momento giusto per chiedersi se il dato del singolo ti serve davvero. Se non lo usi, la strada più semplice è tenere solo i numeri complessivi. Se invece ti serve, per esempio per smettere di scrivere a chi non apre da un anno, che è anche uno dei modi per far arrivare le email nella casella giusta e non in spam, allora informativa, consenso e revoca vanno sistemati insieme. Le regole per far crescere la lista restano quelle della guida su come costruire una lista email da zero rispettando il GDPR.

Le linee guida non introducono sanzioni nuove: valgono quelle del GDPR e del Codice privacy, e il Garante ha già svolto ispezioni presso un fornitore di posta e una piattaforma di marketing automation. Questa è informazione tecnica e non una consulenza legale, quindi se tratti dati delicati o mandi email a numeri molto grandi un parere legale resta la scelta più prudente.

Togliere il tracciamento è un boomerang? Meno dati per il mittente, non meno email

C'è un aspetto di cui si parla poco, e lo racconto da chi le newsletter le conosce. Aperture e clic, per un mittente, servono soprattutto a capire cosa interessa a chi. Un mittente che sa che apri sempre le mail sugli eventi e mai quelle sulle offerte può smettere di mandarti le offerte. Se non lo sa, la scelta più prudente per lui è mandarti tutto, quindi togliere il tracciamento non ti fa arrivare meno posta, e a volte può fartene arrivare di più.

Non è una minaccia e non deve diventarlo. Togliere il consenso resta un tuo diritto, e chi lo toglie non deve essere trattato peggio di chi lo dà. Il punto è un altro: il link di revoca protegge la tua riservatezza, ma non è lo strumento per ricevere meno email. Per quello ci sono la disiscrizione, se di un mittente non vuoi più sapere niente, oppure due righe di risposta in cui scrivi quali argomenti ti interessano. Un mittente serio le legge.

Per chi manda newsletter la lezione è speculare. Conviene spiegarlo con onestà nell'informativa e nella prima mail, in modo neutro e senza spingere verso il sì, perché chi capisce a cosa serve il dato decide meglio, in un senso o nell'altro.

WebG: cosa abbiamo fatto con la nostra newsletter

Abbiamo cominciato da noi. La newsletter di WebG parte da Brevo, che misura aperture e clic contatto per contatto, e abbiamo attivato il consenso al tracciamento per singolo contatto. In fondo a ogni email c'è il link "Disattiva il tracciamento": chi lo usa conferma con un pulsante, da quel momento aperture e clic non vengono più associati a lui, la scelta viene registrata con la data e continua a ricevere la newsletter come prima, mentre il link per cancellarsi resta a parte. Per chi era già iscritto abbiamo scelto, ed è una scelta nostra, di considerare il consenso dato salvo revoca: lo spieghiamo con una mail dedicata, che per noi è il primo messaggio utile, e abbiamo aggiornato l'informativa privacy del sito.

Se mandi una newsletter e non sai cosa misura oggi la tua piattaforma, possiamo guardarla insieme. Controlliamo impostazioni, modulo di iscrizione, informativa e piede delle email, e ti diciamo cosa sistemare e in che ordine, con Brevo, MailUp, Mailchimp, MailerLite o il servizio che usi già. Il primo confronto è gratuito e senza impegno, e spesso basta per capire se sei già a posto o cosa manca.

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Articolo di Marco Galassi

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