Iubenda prezzi 2026: quando serve davvero e quando no
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Iubenda prezzi 2026: quando serve davvero e quando no

| Marco Galassi | Blog
Mani su un portatile aperto sul sito di un'azienda, per capire se Iubenda serve

Se stai guardando i prezzi di Iubenda, prima di scegliere un piano vale la pena capire se ti serve davvero, perché per la maggior parte dei siti vetrina il gestore del consenso che c'è già basta e i casi in cui conviene pagarlo sono tre.

Cosa fa Iubenda, in pratica

Iubenda è un servizio online che genera i documenti legali di un sito e gestisce il consenso ai cookie. Dentro ci sono la privacy policy e la cookie policy, il banner che chiede il consenso e blocca gli strumenti di tracciamento finché il visitatore non sceglie, il registro dei consensi che conserva chi ha accettato cosa e quando, e un generatore di termini e condizioni con clausole già pronte. Si installa con uno script su qualunque sito, ed è anche per questo che è diventato il nome che senti più spesso quando si parla di privacy.

In più Iubenda CMP è tra i gestori del consenso certificati da Google, come altri prodotti di cui parlo più avanti, ed è integrato nel Transparency and Consent Framework di IAB, lo standard con cui il banner passa le scelte del visitatore alle piattaforme pubblicitarie. Per un sito senza pubblicità questa certificazione non cambia niente, per uno che vive di AdSense cambia moltissimo, ed è uno dei tre casi di cui parlo più sotto.

Quanto costa Iubenda nel 2026

I prezzi che riporto li ho verificati il 12 ottobre 2026 sulla pagina ufficiale e sono per sito, al mese, IVA esclusa. Il piano Essentials costa 4,99 euro al mese con abbonamento annuale e 5,99 con quello mensile, fino a 25.000 pagine viste al mese e in una sola lingua. Advanced costa 19,99 euro con l'annuale e 21,99 con il mensile, fino a 50.000 pagine viste e in tutte le lingue disponibili. Ultimate arriva a 79,99 euro con l'annuale e 89,99 con il mensile, fino a 150.000 pagine viste, e oltre il limite si pagano 5 centesimi ogni mille pagine viste in più.

Esiste anche un piano gratuito con un numero limitato di clausole, utile per provarlo, e sui piani a pagamento c'è una garanzia di rimborso di 14 giorni. Prima di abbonarti conviene controllare nella tabella di confronto quale piano include i documenti che ti servono e moltiplicare il prezzo per il numero di siti se ne hai più di uno. È una spesa che torna ogni anno, per cui vale la pena farla solo se risolve un problema che il sito da solo non risolve.

Come controllare da solo cosa fa oggi il banner del tuo sito

Prima di comprare qualcosa conviene sapere cosa fa il banner che hai già, e la prova si fa in dieci minuti con il browser che usi tutti i giorni, senza installare niente. Le linee guida cookie del Garante (provvedimento del 10 giugno 2021) dicono in sostanza che al primo accesso non deve partire niente oltre ai cookie tecnici finché il visitatore non ha scelto, e da lì si costruisce la prova:

  1. Apri il sito in una finestra anonima, così il browser non ricorda le scelte che hai già fatto, e non toccare il banner.
  2. Apri gli strumenti per sviluppatori del browser (tasto F12 su Chrome, Edge e Firefox), vai nella sezione dei cookie del sito e guarda cosa c'è: se compaiono già i cookie delle statistiche o dei social, per esempio quelli che cominciano con _ga o _fbp, il banner non sta bloccando niente.
  3. Con il banner ancora aperto scorri la pagina senza cliccare niente, poi ricontrolla i cookie, che devono essere ancora vuoti, perché lo scorrimento da solo non vale come consenso.
  4. Solo adesso chiudi il banner con la X, che deve esserci e avere la stessa evidenza del pulsante per accettare, ricarica la pagina e ricontrolla: i cookie di tracciamento non devono comparire nemmeno adesso.
  5. Cerca in fondo alla pagina un link del tipo "rivedi le tue scelte sui cookie", perché chi visita il sito deve poter cambiare idea in ogni momento.

Se tutte e cinque le prove vanno come devono, il gestore del consenso del tuo sito sta facendo il suo lavoro e un abbonamento in più non lo migliora. Se qualcosa non torna, di solito il problema è una configurazione sbagliata, uno script delle statistiche inserito a mano fuori dal gestore del consenso oppure un servizio aggiunto dopo, e si sistema la configurazione prima di cambiare strumento.

Cosa serve davvero a un sito vetrina oltre al banner

Il banner è la parte che si vede, ma da solo non basta. Serve prima di tutto una privacy policy scritta su misura, che dica chi tratta i dati, per quali scopi, per quanto tempo li conserva e quali diritti ha chi li lascia, come chiede l'articolo 13 del GDPR. Va poi aggiornata ogni volta che aggiungi un servizio, una mappa, un video incorporato o un modulo nuovo. Una policy generata da un modello e mai più riletta è il caso più frequente di sito che sembra in regola e non lo è, con o senza Iubenda.

Poi c'è la prova del consenso. Il GDPR all'articolo 7 chiede che, quando un trattamento si basa sul consenso, il titolare sia in grado di dimostrare che l'interessato l'ha dato. Per questo, se raccogli consensi con un modulo, per esempio per la newsletter, ti serve un modo per conservare chi ha detto sì, quando e a quale testo. Il gestore del consenso di un sito ben configurato registra la scelta sui cookie, mentre per i moduli un'indicazione pratica è verificare che il servizio di email marketing o il modulo stesso conservino almeno data, ora, fonte dell'iscrizione e testo accettato, e chiedere a chi ti segue il sito se è così.

Per le statistiche delle visite le strade sono due, chiedere il consenso oppure configurarle come il Garante prevede per trattarle alla pari dei cookie tecnici, cioè con indirizzo IP mascherato, solo dati aggregati, un cookie riferito a un solo sito e nessuna combinazione dei dati da parte del fornitore con altre elaborazioni. Con Google Analytics nella configurazione abituale queste condizioni di solito non bastano, per cui serve il consenso oppure uno strumento di statistiche che non passi i dati a terzi. Per un sito vetrina questo, insieme a una privacy policy fatta bene, copre quasi sempre il necessario. Un parere legale resta la scelta più prudente quando tratti dati delicati o hai un negozio online, ed è lo stesso ragionamento che vale per l'accessibilità del sito e i documenti da tenere pronti, cioè conta che il sito sia fatto bene, non lo strumento che compri.

I tre casi in cui Iubenda conviene

Ci sono tre situazioni in cui il gestore del consenso che c'è già nel sito non regge, e in quelle Iubenda vale quello che costa:

  • Mostri annunci AdSense, perché dal 16 gennaio 2024, per mostrare annunci personalizzati ai visitatori in Europa, cioè Spazio economico europeo, Regno Unito e Svizzera (per la Svizzera dal 31 luglio 2024), Google chiede un gestore del consenso certificato e integrato con il TCF. Se il banner del tuo sito non è in quell'elenco va sostituito o affiancato con uno che c'è.
  • Hai un e-commerce, dove i trattamenti di dati si moltiplicano fra pagamenti, spedizioni, recensioni e campagne, e i servizi esterni collegati al negozio cambiano spesso, per cui un registro dei consensi e documenti che si aggiornano da soli fanno risparmiare tempo vero.
  • Ti servono documenti oltre a privacy e cookie policy, come i termini e condizioni o le condizioni di vendita, e preferisci partire da clausole già pronte invece che da un foglio bianco.

Fuori da questi tre casi, per un sito vetrina è un costo che si può evitare. Lo dico da chi Iubenda lo installa e lo configura, non da chi lo vende. Il fatto che lo usino in tanti non vuol dire che convenga anche a te, e va detto che nessuno strumento ti rende conforme da solo, né Iubenda né il gestore del consenso del sito, mentre quello che leggi è il punto di vista di chi realizza siti, non una consulenza legale.

Le alternative a Iubenda, se ti serve un prodotto esterno

Se rientri in uno dei tre casi, Iubenda non è l'unica strada. Per la parte degli annunci, Google propone dentro AdSense un proprio gestore del consenso, certificato, e i costi e il comportamento quando sul sito c'è già un altro gestore certificato si leggono nella sezione Privacy e messaggi dell'account. È una soluzione pensata per il consenso agli annunci, per cui se sul sito ci sono anche statistiche, video e altri servizi da gestire va verificato che copra tutto quello che serve.

Nello stesso elenco dei gestori certificati da Google, accanto a Iubenda, ci sono altri prodotti molto diffusi, fra cui Cookiebot, CookieYes, Didomi e Usercentrics, ognuno con i suoi piani e i suoi limiti di pagine viste. Non li metto in classifica perché non li ho provati tutti sugli stessi siti. Il criterio per scegliere è lo stesso che vale per Iubenda, cioè quanto traffico hai, in quante lingue e quali documenti ti servono, e conviene anche controllare che il prodotto sia ancora nell'elenco di Google il giorno in cui lo scegli, perché viene aggiornato spesso.

WebG: un controllo del banner prima di pagare un abbonamento

La cosa più utile, prima di abbonarti, è guardare cosa fa davvero il banner che hai già, quali servizi esterni carica il sito e se mostri o pensi di mostrare pubblicità. Spesso basta sistemare la configurazione che c'è, a volte serve davvero uno strumento in più, e in quel caso conviene sceglierlo sapendo perché e con un'idea chiara di quanto costerà ogni anno.

È un controllo che ha senso fare insieme alle verifiche di aggiornamenti e sicurezza del sito, che va oltre le password, perché sono tutte cose che cambiano quando il sito cambia, e quello che ne esce è una risposta chiara su cosa ti serve e cosa no.

Facciamo chiarezza prima di decidere

Articolo di Marco Galassi

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